Durante la scorsa settimana, prima di festeggiare la Pasqua e ingolfarsi tra braciate, vini e amari, abbiamo fatto qualche sondaggio sulla nostra pagina instagram.
Il risultato più netto, con una percentuale del “sì” che superava il 90% riguardava questa semplice domanda: “Stai progettando di tatuarti?”.
Ovviamente l’esito non può che farci estremamente piacere,
ma per un motivo che va più in profondità rispetto alle mere questioni lavorative: la progettualità, dunque la voglia di futuro.
Nell’ultimo anno, purtroppo, spesso e volentieri abbiamo perso il contatto col tempo, giorni che si susseguivano in maniera identica, settimane che passavano senza lasciare traccia, mesi addirittura, letteralmente volati.
Un aquilone in tempesta, senza riuscire a tenere il filo ben stretto e saldo tra le dita.
C’è chi si sente in un film, chi in una bolla, altri ancora in una sorta di letargo.
Quello che è certo è che non sia facile, per nessuno di noi.
Quindi?
Non c’è un vero e proprio quindi, di sicuro non c’è una risposta che possa risolvere tutto.
Abbiamo difficoltà con le bacchette del sushi, figuriamoci se ci capita tra le mani una bacchetta magica.
E così zona rossa, serranda abbassata.
Purtroppo, per il momento non vedo niente, ma posso raccontarvi ciò che ho visto, in attesa di riprendere il filo dell’aquilone.

– Ho visto Noa dar vita a Jimi Hendrix su un avambraccio, in estasi tra le urla aggraziate della sua stratocaster in fiamme; abbiamo scherzato sul fatto che il cliente era indeciso tra Hendrix e Toto Cutugno, saggia scelta alla fine.

– Ho visto un ragazzo nel giorno del suo primo tatuaggio, preso dall’entusiasmo, farsi subito anche il secondo; Antonio ha canticchiato, senza mai stonare, Tha Supreme e Kendrick Lamar mentre eseguiva entrambi i lavori, nonostante il gesso alla gamba.

– Ho visto le nostre dirette instagram, i volti partecipi di tutto lo staff, raccontare aneddoti, stili e tecniche del mondo del tatuaggio, immedesimandomi però in Francesca, per quel misto di adrenalina e paura modello orale di maturità. Ad ogni modo, esame superato;

– Ho visto un Dio, o almeno credo, vestito da tramonto con vita propria, tra il rosa timido e l’arancione acceso, sulle note nostalgiche di qualche disco vaporwave, mentre tornavo dallo studio di Pietrasanta. Bella roba, davvero.

– Ho visto Marco ofrrirmi un amaro. Era giustappunto ieri, per Pasquetta.
Braulio con ghiaccio. Dissetante.

Ma questa, credetemi, è un’altra storia.

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